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Pubblicato il: 16/06/2026

Esenzione tassa di soggiorno 2026: chi non paga e come funziona

L’esenzione tassa di soggiorno è uno degli argomenti più scivolosi per chi gestisce una struttura ricettiva. Il motivo è strutturale: l’imposta di soggiorno è un tributo comunale, regolato dal D.Lgs. 23/2011, e ogni Comune scrive il proprio regolamento in autonomia. Chi è esente a Milano può non esserlo a Bologna. Chi supera il tetto di notti a Roma smette di pagare prima rispetto a chi alloggia altrove.
Questa guida raccoglie le categorie esenti più diffuse nei regolamenti italiani nel 2026, con esempi concreti da Milano e Bologna, e indica cosa deve fare il gestore per applicarle correttamente.

Cos’e  l’esenzione dalla tassa di soggiorno

L’esenzione dalla tassa di soggiorno è la condizione per cui determinati ospiti sono dispensati dal pagamento dell’imposta di soggiorno, in base a criteri stabiliti dal regolamento del singolo Comune. Non si tratta di una norma nazionale uniforme: ogni amministrazione locale definisce in autonomia quali categorie esentare, entro quali limiti e con quali modalità di documentazione.

A complicare il quadro, le esenzioni non si applicano in modo automatico: spetta al gestore verificare i requisiti, raccogliere la documentazione necessaria e conservarla in caso di controllo. Un’esenzione applicata senza la prova adeguata equivale, agli occhi del Comune, a un mancato incasso — con le relative conseguenze in sede di dichiarazione.
Applicare male un’esenzione significa incassare meno del dovuto, oppure far pagare chi non doveva — con discussioni al check-in e il rischio di errori in fase di dichiarazione. A questo si aggiunge un rischio spesso sottovalutato: le normative comunali vengono aggiornate con regolarità, e una categoria esente oggi potrebbe non esserlo più nella stagione successiva.

Come funziona l’esenzione tassa di soggiorno in Italia

L’esenzione non è una scelta discrezionale del gestore: è una previsione scritta nel regolamento comunale. Spetta al gestore applicarla correttamente, raccoglierne la prova documentale e dichiararla al Comune. In caso di controllo, è il gestore a dover dimostrare perché un determinato soggiorno non ha versato l’imposta. Senza documentazione, l’esenzione applicata diventa una presenza non dichiarata.

Il processo segue in genere tre passaggi: verificare che l’ospite rientri in una categoria esente prevista dal regolamento locale, raccogliere al momento del check-in la documentazione che attesta il requisito, e registrare correttamente il soggiorno in fase di dichiarazione periodica al Comune. Saltare uno qualsiasi di questi passaggi espone il gestore a contestazioni, anche quando l’esenzione era legittima.

Va tenuto presente che l’esenzione si applica alla persona, non alla prenotazione. Se un ospite esente soggiorna insieme a un accompagnatore che non rientra in nessuna categoria esente, l’imposta va applicata alla seconda persona. Allo stesso modo, se le notti esenti previste dal regolamento si esauriscono durante il soggiorno, l’imposta torna a essere dovuta per le notti successive.
Le categorie esenti ricorrono in quasi tutti i regolamenti italiani, ma le soglie e le condizioni variano da città a città. Non esiste una regola nazionale uniforme.

Le categorie esenti più comuni nel 2026

Le categorie che seguono ricorrono con maggiore frequenza nei regolamenti comunali italiani. Non sono universali: ogni Comune decide quali includere, con quali limiti e a quali condizioni. Per ciascuna categoria, il gestore deve sapere non solo se è prevista, ma anche come documentarla correttamente.

Minori: l’età limite cambia da Comune a Comune

Quasi tutti i regolamenti italiani esentano i minori, ma la soglia di età varia da città a città. Roma esenta i minori di 10 anni. Milano esenta tutti i minorenni, senza distinzione, per alleggerire i costi dei viaggi in famiglia. Un gestore che applica automaticamente la soglia dei 18 anni in una città che si ferma a 10 sta incassando meno del dovuto — e la dichiarazione non torna. Prima di applicare l’esenzione, verifica la soglia esatta del Comune in cui si trova la struttura.

Residenti nel Comune

Chi è iscritto all’anagrafe del Comune in cui alloggia non paga la tassa di soggiorno. È la regola base, presente in quasi tutti i regolamenti. A Bologna, per esempio, sono esenti i residenti nel territorio comunale. Il documento da richiedere è un documento d’identità che attesti la residenza: non è sufficiente la dichiarazione verbale dell’ospite.

Persone con disabilità e accompagnatori

Le persone affette da disabilità grave, certificata ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92, sono esenti nella maggior parte dei Comuni italiani. L’esenzione si estende generalmente a un accompagnatore. La stessa regola vale per i cittadini stranieri con certificazioni equivalenti rilasciate dal paese d’origine. Serve sempre un documento che attesti la condizione: il certificato non può essere sostituito da una dichiarazione generica.

Milano prevede esplicitamente l’esenzione per le persone con disabilità e i loro accompagnatori. Anche Bologna segue la stessa impostazione, richiedendo la certificazione ai sensi della Legge 104/92.

Motivi di salute: pazienti e accompagnatori

Chi soggiorna per ragioni mediche — degenza ospedaliera, cure continuative, terapie — è frequentemente esonerato dall’imposta, insieme a chi lo assiste. Le regole variano: alcune città fissano un numero massimo di accompagnatori esenti per paziente.
Milano esenta i familiari e accompagnatori di soggetti ricoverati nelle strutture sanitarie della provincia, limitatamente al periodo di ricovero, e i pazienti che proseguono le cure dopo la dimissione ospedaliera. Bologna estende l’esenzione a chi effettua visite, cure o terapie presso ospedali o strutture di cura, più una persona che assiste il ricoverato. In entrambi i casi, la documentazione da richiedere è quella che attesta il ricovero o le cure in corso: una lettera di dimissione, un appuntamento medico o un certificato rilasciato dalla struttura sanitaria.

Forze dell’ordine e forze armate in servizio

Il personale delle forze dell’ordine e delle forze armate che alloggia per ragioni di servizio è esente in molti Comuni. L’esenzione è limitata al periodo di servizio e richiede documentazione ufficiale che lo attesti. Milano prevede questa esenzione esplicitamente. Anche Bologna include forze dell’ordine e volontari in missione tra le categorie esenti. È importante sottolineare che l’esenzione non si applica automaticamente a chiunque appartenga a queste categorie: vale solo quando il soggiorno è direttamente collegato allo svolgimento del servizio.

Studenti universitari

Milano esenta gli studenti universitari fino a 26 anni, iscritti agli atenei milanesi, che alloggiano nelle strutture ricettive della città. Bologna applica la stessa logica per gli studenti regolarmente iscritti all’Alma Mater Studiorum e agli istituti di alta formazione artistica e museale, purché ospitati in studentati o strutture collegate. In entrambi i casi, il gestore deve richiedere il certificato di iscrizione o il libretto universitario come prova del requisito.

Giovani in ostello per finalità sociali, culturali o educative

Milano esenta i giovani fino a 30 anni che pernottano negli Ostelli per la Gioventù per il conseguimento di finalità sociali, culturali ed educative. È una categoria specifica che riguarda strutture ricettive determinate, non qualsiasi alloggio. Un gestore che non gestisce un ostello per la gioventù riconosciuto non può applicare questa esenzione, indipendentemente dall’età dell’ospite.

Volontari della Protezione Civile e associazioni di volontariato

A Milano esiste un’esenzione specifica per chi soggiorna in residence, case e appartamenti per vacanze o case per ferie gestite da enti no profit: l’esenzione scatta a partire dal 14° giorno consecutivo di permanenza. È una categoria che riguarda sia la tipologia di struttura che la durata del soggiorno: entrambe le condizioni devono essere soddisfatte simultaneamente.

Soggiornanti in strutture no profit oltre il 14° giorno (Milano)

A Milano esiste un’esenzione specifica per chi soggiorna in residence, case e appartamenti per vacanze o case per ferie gestite da enti no profit: l’esenzione scatta a partire dal 14° giorno consecutivo di permanenza.

Persone alloggiate per emergenze sociali

Chi viene sistemato in strutture ricettive a seguito di provvedimenti delle autorità pubbliche per far fronte a emergenze sociali o straordinarie è esente a Milano. Si tratta di una categoria residuale che riguarda situazioni specifiche disposte dalla pubblica amministrazione. In questi casi, la documentazione è generalmente fornita direttamente dall’ente pubblico che ha disposto il collocamento.

Esenzione dalla tassa di soggiorno in base al numero massimo di pernottamenti

Numerosi Comuni applicano la tassa di soggiorno solo per un numero massimo di notti consecutive nella stessa struttura. Superata quella soglia, l’imposta non è più dovuta per le notti successive. Continuare ad addebitarla è un errore a danno dell’ospite — e un dato che non torna in fase di dichiarazione.

Il conteggio parte dalla prima notte e si azzera se l’ospite lascia la struttura e vi ritorna in un secondo momento. Un soggiorno interrotto, anche di un solo giorno, ricomincia da zero. È un dettaglio operativo che può fare la differenza in caso di soggiorni lunghi con uscite temporanee.

Questi i limiti nelle principali città:

  • Bologna: l’imposta si applica per le prime 5 notti consecutive. Dal sesto pernottamento in poi, l’ospite non paga.
  • Milano: il limite scatta al 14° giorno per le strutture no profit. Per le altre strutture, verifica il regolamento aggiornato del Comune.
  • Roma: il limite è di 10 notti consecutive.

Dal punto di vista gestionale, il gestore deve tenere traccia della progressione delle notti per ogni ospite in soggiorno prolungato, e aggiornare l’addebito nel momento in cui viene raggiunta la soglia. Nei software gestionali più diffusi questa funzione può essere impostata automaticamente, ma è comunque buona pratica verificare che il sistema applichi il limite corretto per il Comune in cui si trova la struttura.

Il tetto di notti cambia da città a città e può essere aggiornato con le revisioni annuali del regolamento. Non applicarlo correttamente significa far pagare l’ospite quando non è dovuto — con il rischio di dover restituire quanto incassato in eccesso e di trovarsi con una dichiarazione che non quadra.

Come documentare correttamente l’esenzione dalla tassa di soggiorno

Applicare l’esenzione è solo metà del lavoro. L’altra metà è conservarne la prova. In caso di verifica comunale, il gestore deve dimostrare perché un soggiorno non ha versato l’imposta. L’onere della prova è sempre a carico del gestore: non è il Comune a dover dimostrare che l’esenzione era illegittima, ma il gestore a dover provare che era dovuta.

Cosa raccogliere per ogni categoria

Le modalità di documentazione variano a seconda del Comune e del tipo di esenzione:

  • Motivi di salute: certificato medico, lettera di ricovero o documentazione della struttura sanitaria che attesti la degenza o le cure in corso.
  • Disabilità: certificazione ai sensi della Legge 104/92, o documentazione equivalente per i cittadini stranieri rilasciata dal paese d’origine.
  • Studenti universitari: certificato di iscrizione in corso di validità o libretto universitario. Non è sufficiente la dichiarazione verbale dell’ospite.
  • Forze dell’ordine e forze armate: attestazione di servizio che colleghi esplicitamente il soggiorno allo svolgimento del servizio nel periodo dichiarato.
  • Residenti nel Comune: documento d’identità con indirizzo di residenza nel Comune in cui si trova la struttura.
  • Autocertificazione dell’ospite: ammessa solo laddove espressamente prevista dal regolamento comunale. In questo caso, il gestore deve conservare il modulo firmato dall’ospite e non può limitarsi a registrare una dichiarazione verbale.

Quando e come raccogliere i documenti

Il momento corretto per raccogliere la documentazione è il check-in, non dopo. Un documento richiesto a soggiorno concluso è difficile da ottenere e, in caso di verifica, potrebbe non essere considerato valido se non è possibile dimostrare che il requisito esisteva al momento del soggiorno. Se l’ospite non è in grado di fornire la documentazione richiesta al momento dell’arrivo, l’esenzione non va applicata.

Per quanto tempo conservare i documenti

I giustificativi vanno conservati per almeno 5 anni, insieme alle ricevute di pagamento e ai moduli comunali. È buona pratica archiviare i documenti in formato digitale, associandoli alla prenotazione corrispondente, in modo da poterli recuperare rapidamente in caso di verifica.

Il caso delle piattaforme: Airbnb e OTA

Vale anche quando la piattaforma incassa per conto del gestore. L’incasso delegato da Airbnb non sostituisce l’obbligo di dichiarare le presenze al Comune, né trasferisce al gestore la responsabilità sulla corretta gestione delle esenzioni. In pratica: se Airbnb riscuote la tassa di soggiorno per conto del gestore ma non gestisce le esenzioni in modo granulare, è il gestore a dover verificare caso per caso, correggere eventuali addebiti errati e dichiarare correttamente al Comune. Affidarsi ciecamente all’automatismo della piattaforma non è una giustificazione valida in sede di controllo.

Esenzioni a confronto: Milano e Bologna nel 2026

Principali categorie esenti dalla tassa di soggiorno a Milano e Bologna nel 2026
Categoria Milano Bologna
Minorenni Sì — tutti i minorenni Sì — minori di 14 anni
Residenti nel Comune
Persone con disabilità grave (L. 104/92) + accompagnatore
Pazienti in cura e accompagnatori Sì — degenti e chi prosegue cure post-ricovero Sì — cure o terapie + un accompagnatore
Forze dell’ordine / armate in servizio
Studenti universitari Sì — fino a 26 anni, iscritti agli atenei milanesi Sì — iscritti all’Università di Bologna, in studentato
Volontari Protezione Civile
Tetto massimo di notti 14° giorno per strutture no profit 5 notti consecutive

Come gestire le esenzioni nella tua struttura ricettiva

L’errore più comune non è non conoscere le categorie esenti — è applicarle senza verificare le soglie aggiornate del proprio Comune e senza conservare la documentazione. Conoscere le categorie è il punto di partenza, ma non è sufficiente: ogni esenzione applicata in modo scorretto espone il gestore a contestazioni, anche quando l’intenzione era corretta.

Questi sono i passaggi essenziali per gestire le esenzioni in modo corretto:

  1. Consulta il regolamento comunale aggiornato della città in cui si trova la struttura. I regolamenti vengono rivisti con cadenza annuale o in occasione dell’approvazione del bilancio comunale: una categoria esente oggi potrebbe non esserlo più nella stagione successiva, o le soglie potrebbero essere cambiate.
  2. Dentifica le soglie esatte: età dei minori, numero massimo di notti, requisiti specifici per ogni categoria. Non fare affidamento su informazioni di anni precedenti o su quanto applicato in altre strutture della stessa città.
  3. Raccogli la documentazione al momento del check-in, non dopo. Per ogni esenzione applicata, archivia il documento corrispondente associandolo alla prenotazione. Se l’ospite non è in grado di fornire la documentazione richiesta all’arrivo, l’esenzione non va applicata.
  4. Archivia i giustificativi per almeno 5 anni, insieme alle ricevute di pagamento e ai moduli di dichiarazione comunale. Preferisci un archivio digitale ordinato per prenotazione: recuperare un documento specifico in caso di verifica deve richiedere minuti, non ore.
  5. Verifica come gestisce le esenzioni il tuo gestionale o la piattaforma. L’incasso delegato da Airbnb o da altre OTA non elimina i tuoi obblighi dichiarativi nei confronti del Comune, né trasferisce la responsabilità sulla corretta applicazione delle esenzioni. Se la piattaforma non gestisce le esenzioni in modo granulare, sei tu a dover intervenire manualmente e a dichiarare correttamente.
  6. Tieni un registro interno delle esenzioni applicate, distinto dalla dichiarazione comunale. Annotare per ogni soggiorno la categoria di esenzione applicata e il documento raccolto permette di ricostruire rapidamente la situazione in caso di verifica, senza dover ricercare i dati uno per uno tra le prenotazioni.

Un ultimo aspetto da non sottovalutare: se hai dubbi sull’applicazione di una specifica esenzione, contatta direttamente l’ufficio tributi del Comune. È la fonte più aggiornata e, in caso di contestazione futura, aver richiesto un chiarimento ufficiale è una forma di tutela concreta per il gestore.

Conclusione

L’esenzione dalla tassa di soggiorno non è un tema che si può affrontare una volta sola e considerare risolto. I regolamenti cambiano, le soglie variano da città a città e l’onere di applicare tutto correttamente ricade sempre sul gestore — indipendentemente da chi incassa o da quale piattaforma gestisce le prenotazioni.La buona notizia è che gestire le esenzioni in modo corretto non richiede competenze straordinarie: richiede metodo.

Conoscere il regolamento aggiornato del proprio Comune, identificare con precisione le soglie, raccogliere la documentazione al check-in e archiviarla con ordine sono operazioni routinarie che, fatte sistematicamente, eliminano la quasi totalità dei rischi.

Un gestore che applica le esenzioni in modo preciso tutela i propri ospiti, evita errori in fase di dichiarazione e si presenta a qualsiasi verifica comunale con la documentazione in ordine. In un settore in cui i margini di errore si pagano due volte — prima con l’ospite insoddisfatto, poi con il Comune — la precisione non è un optional.

Domande frequenti sulle esenzioni nella tua struttura

I bambini pagano la tassa di soggiorno?

Dipende dal Comune. Quasi tutti i regolamenti esentano i minori, ma la soglia di età varia: Milano esenta tutti i minorenni, Bologna esenta i minori di 14 anni. Verifica sempre il regolamento del Comune dove si trova la struttura.

Chi è esente dalla tassa di soggiorno in Italia?

Le categorie più comuni sono: minori entro una certa età, residenti nel Comune, persone con disabilità grave e il loro accompagnatore, pazienti in cura e chi li assiste, forze dell’ordine e forze armate in servizio, studenti universitari in determinate condizioni, volontari della Protezione Civile. Ogni regolamento comunale definisce le proprie esenzioni.

Dopo quante notti non si paga più la tassa di soggiorno?

Il tetto varia da città a città. A Bologna l’imposta si applica per le prime 5 notti consecutive. A Roma il limite è di 10 notti. A Milano, per le strutture no profit, l’esenzione scatta dal 14° giorno. Controlla il regolamento del tuo Comune.

Serve un documento per applicare l’esenzione?

Sì. L’esenzione va sempre documentata con certificato, attestazione o autocertificazione dell’ospite, a seconda di quanto richiede il regolamento comunale. In caso di controllo è il gestore a dover dimostrare perché un soggiorno non ha versato l’imposta. Conserva i giustificativi per almeno 5 anni.

Se Airbnb incassa la tassa, devo occuparmi delle esenzioni?

Sì. Anche quando la piattaforma riscuote e versa la tassa per tuo conto, resti responsabile della dichiarazione delle presenze al Comune e della corretta gestione delle esenzioni. L’incasso delegato non elimina i tuoi obblighi dichiarativi.

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